CENNI STORICI ED AMBIENTALI

Premessa storica di notevole interesse

Cassius Cassinum,oggi Cassino, è il nome di un villaggio del territorio piacentino , che lo storico Pietro Maria Campi cita nella sua Historia ecclesiastica come esistente sin dall’anno 302 dopo Cristo(pag.442 del testo). Il dato storico testimonia un’origine antichissima del luogo,risalente appunto al tardo impero romano,molti secoli prima della costruzione del castello di Castelnardo,che sorge qualche centinaio di metri piu’ a monte(Sec.XII)

Borgo Cassino (oggi così denominato) si trova a metri 482  di altitudine , a 1 ,5 Km. dalla strada provinciale e appartiene alla frazione di Recesio in comune di Bettola (PC).

Le strutture più antiche del piccolo borgo sono senz’altro le due case torri a pianta quadrata, con la caratteristica colombaia in sommità, un cornicione che, oltre alla funzione specifica, riveste anche motivo di fregio ornamentale.

Vengono costruite tra il secolo XIII e XV con la funzione tipica del paesaggio rurale medioevale e anche con funzione di avvistamento del castello che sorge più a monte, Castelnardo (oggi chiamato Razzoni).

Non sembrano avere avuto una funzione difensiva attiva , soprattutto quella ad Ovest, ma potevano essere di aiuto ad intimorire il nemico in arrivo, che non poteva distinguere, data la distanza, la reale natura della torre.

A proposito della loro funzione anche le aziende agricole del Pavese (ricordiamo che in quei tempi la Val Nure apparteneva alla giurisdizione di Pavia) nel Medioevo erano  spesso dotate  di questi edifici , utili, come scrive Pietro de Crescenzi  nel trattato “Ruralium Commodorum”, a difendere il podere dai briganti.

Quella ad est, cui è addossato l’Oratorio, è la più antica(presumibilmente XIV secolo) . Lo si desume dalla sua posizione nel contesto e dalle due feritoie .Sembra essere stata costruita come avamposto di controllo, e anche difesa , del Castello dei Razzoni , sul versante verso Recesio ( sul lato Sud ce n’era un’altra in località Castelnardo,oggi ridotta ad alcuni ruderi, e pure sul lato Nord ,oggi ancora intatta , in località Costa. Non risulta esservi stata torre sul lato Est in quanto scosceso e di difficile accesso al Castello ) . La casa torre a Ovest ,costruita sicuramente in tempi successivi, non ha feritoie e si puo’ individuare come “edificio rurale piccionaia” per il cornicione che corre lungo i lati e le finestrelle , come quella posta ad Est. Queste costruzioni con colombaia,a pianta quadrata, come scrivono gli storici Varrone,Vitruvio e Columella,già ai tempi dell’impero romano e medievale,avevano un’architettura caratteristica unica. Al piano terra vi era il locale per animali , al primo piano l’abitazione , al secondo piano il magazzino( o granaio) e all’ultimo la piccionaia. I locali erano collegati da scale interne in legno. Interessante anche la funzione dell’allevamento dei colombi , non solo come alimento , ma anche per il ricco concime che producevano per la coltivazione dei campi.

Le due strutture sovrastano in altezza gli altri fabbricati e fanno parte di un nucleo storico di edifici , al centro del borgo, che si è andato formando in tempi successivi tra il XVI e il XIX secolo. Ciò è possibile desumerlo chiaramente osservando le fessure sui lati est e ovest del complesso.

La sezione più antica è quella sicuramente posta a nord, che nel 1600/1700 era abitata dalla famiglia del capitano Albertelli, come riportano le Cronache delle visite pastorali del Vescovo di Pavia all’Oratorio.

I corpi  tra questo edificio e le due case torri sono stati realizzati, pure in pietra del luogo, come edifici ad uso agricolo e formano al centro un ampio cortile.

Diversi nei secoli gli interventi di ridistribuzione dei collegamenti e degli spazi interni, come è possibile rilevare dalla presenza di 14 porte e finestre murate.

L’ultima sezione, posta a sud, è stata costruita a fine 1800 come integrazione abitativa e si  appoggia alla casa torre ovest.

Nel 1800 ci fu, secondo la tradizione, anche l’insediamento temporaneo di una piccola comunità monastica, come testimoniano le diverse arcate e anche il fatto che i terreni  di Cassino erano di proprietà del Monastero di S.Savino  di Piacenza come il castello di Castelnardo, che passò successivamente alle famiglie nobili dei Camia e dei Nicelli.

Di particolare pregio l’Oratorio dedicato prima a S.Rocco, poi ai Santi  Paolo e Antonio e infine alla Madonna delle Grazie.

La chiesetta, che ha sostituito quella più a monte edificata nel 1612 e poi crollata per movimento franoso, è stata costruita fra il 1775 e il 1778, anno in cui fu inaugurata e benedetta dal Vescovo di Pavia. Il terreno fu donato da tal capitano Albertelli che risiedeva poco lontano dal luogo.

Dopo l’utilizzo religioso per quasi due secoli, negli anni 1950 la chiesetta è stata trasformata in laboratorio agricolo.

Dal 1980 al 2010 è stata poi lasciata all’abbandono e al degrado, così da subire danni alle parti murali, al tetto (in parte crollato) e all’affresco dell’abside.

Recentemente l’Oratorio è stato sapientemente recuperato dal nuovo proprietario Luigi Fogliazza , con consolidamento, pulitura, tinteggiatura delle parti murarie e anche con recupero pittorico di tutta la parete frontale absidale da parte della restauratrice Lucia Bravi.

Oggi si presenta come un gioiellino nella cornice del piccolo borgo collinare.

Nel 1800 la popolazione della zona collinare di Recesio,attorno a Cassino, era di oltre 100 anime e superava di gran lunga quella di fondo valle (12). Negli anni 1940-60 nella sola Cassino abitano 21 persone(la famiglia Losi Antonio con Luigia,Fogliazza Pietro con Maria,Mia,Aldo e Luigi,la famiglia Scagnelli Benvenuto e la famiglia Albertelli ,poi sostituita dalla famiglia Inzaghi).

Dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1960 e il 1980, la fuga dalla campagna ha portato all’abbandono di tutta la medio-alta Val Cassino, con relativo degrado strutturale e ambientale.

Con la fine del Novecento la situazione dei fabbricati di Cassino è andata peggiorando pesantemente (ne sono testimonianza le immagini esposte nell’atrio del caseggiato).

Tra l’anno 2005 e 2021, Luigi Fogliazza , spinto dall’amore per i luoghi dove è nato , insieme alla moglie Carmen e al figlio Gian Maria , ha proceduto alla ristrutturazione dei rustici agricoli, del nucleo storico centrale e, come già detto, della chiesetta, rispettando e valorizzando le peculiarità architettoniche ed ambientali, che sono gli aspetti più significativi del luogo.  

Recentemente , per arricchire l’offerta turistico/sportiva e sociale, è stato realizzato un campo sportivo da bocce con fondo in erba sintetica che,all’occorrenza, puo’ essere utilizzato anche per esercizi ricreativi di pallacanestro e freccette  .